Per Franca Molluzzo, in arte Hungry Franky, lo sport ha cambiato forma più volte.
Prima spazio personale, poi passione da approfondire, quindi lavoro, progetto e terreno di condivisione. Oggi Franca è coach, atleta e fondatrice dell’Hungry Hybrid Team, una community costruita attorno a un’idea molto concreta di allenamento: migliorare, mettersi alla prova e trovare il proprio equilibrio tra forza, resistenza e recupero.
Le abbiamo chiesto come è iniziato tutto, cosa l’ha portata verso l’hybrid training e cosa significa, oggi, trasformare il proprio modo di vivere lo sport in qualcosa da condividere con gli altri.
Per chi ancora non ti conosce: chi è Hungry Franky oggi e come racconteresti in poche parole quello che fai?
È una donna che sarà eternamente grata allo sport per averla aiutata in passato. Una donna che crede nel movimento, nella performance e nello sport che fa stare bene, qualunque esso sia.
Quello che faccio oggi è condividere con i miei clienti e sui social il mio modo di vivere, allenare e “alimentarmi” di sport e non solo.
Per me lo sport abbraccia tante cose e diversi rami del benessere: l’allenamento in sé, l’alimentazione e il recupero. Ecco perché voglio condividere il mio modo di vivere ciascuna di queste sfere anche sui social.
C’è stato un momento in cui hai capito che quella per l’allenamento non era più solo una passione, ma poteva diventare anche il tuo lavoro?
Era il 2016 quando ho iniziato a capire che poteva esserci qualcosa di più. Sentivo un bisogno sempre più grande di conoscere, studiare, imparare e condividere.
Avevo un lavoro a tempo indeterminato in azienda quando ho deciso di iniziare un secondo lavoro per “passione”. Da lì, qualche anno dopo, ho capito che sarebbe potuto diventare a tutti gli effetti il mio unico lavoro e un modo per vivere la mia passione più grande sotto un altro aspetto.
Negli ultimi anni l’allenamento hybrid è diventato sempre più centrale nel tuo percorso. Che cosa ti ha conquistata di questo modo di allenarti?
Ho sempre avuto bisogno di obiettivi e stimoli. Inizialmente trovavo il mio scopo nello stare bene, nel vedermi bene davanti allo specchio. Poi qualcosa è cambiato: volevo altro.
Volevo allenarmi per migliorare e avere dati tangibili dei miei progressi. Volevo essere pronta a qualsiasi tipo di sforzo.
Ho sempre corso, ancora prima di entrare in una palestra. Poi ho ripreso a farlo a livello amatoriale e successivamente mi sono avvicinata al mondo delle Spartan Race. Da lì sono entrata sempre di più negli allenamenti ibridi e nelle gare che permettono di mettersi alla prova.
Credo sia proprio questa la “fortuna” di questo tipo di gare e allenamenti: dare a chiunque la possibilità di sfidare se stesso. Una data, una gara, un obiettivo.

Nelle discipline hybrid devi far convivere corsa, forza e tipi di lavoro molto diversi tra loro. Qual è l’aspetto che ti diverte di più e quale, invece, trovi più difficile da gestire?
Per un allenamento completo bisogna lavorare molto su resistenza, forza e velocità. Dipende sempre dal punto di partenza, dai propri punti deboli e dai propri punti di forza.
Nel mio caso specifico amo allenare la forza e la velocità. Per quanto riguarda la resistenza, invece, avendo subito anni fa un’operazione importante al piede, faccio molta fatica a correre a lungo. Devo quindi fare lavori molto noiosi su ergometri e bici. Poco divertenti, insomma, ma utili all’obiettivo.
La parte difficile, sia come atleta amatoriale sia come coach, è proprio questa: trovare il giusto equilibrio tra tutte e tre queste dimensioni dell’allenamento. Spesso molti fanno troppo pensando di fare bene, ed è lì che si rischia di fare i danni più grandi.

Da questo percorso è nato anche l’Hungry Hybrid Team. Che cosa volevi costruire quando hai deciso di far partire questo progetto?
Il sogno è sempre stato quello di creare un vero e proprio team. Una community che si rispecchiasse nei valori del progetto, che sono poi il riflesso dei miei.
Un posto in cui le persone che alleno, o che comunque praticano questo sport, possano sentirsi parte di un gruppo.
Spesso alle gare ci troviamo insieme, condividiamo momenti importanti e in questi anni, grazie al team, sono nate anche tante amicizie e legami a distanza.
Vedere tutto questo nascere e crescere anche grazie a me è qualcosa di fantastico. E il tifo di un team alle gare si nota. E fa la differenza!
Da qualche mese SPORTLAB è entrato nella tua routine: quali prodotti utilizzi di più e come li inserisci nei tuoi allenamenti?
Posso dire di essere totalmente innamorata della GRIPPER e della COOLDOWN CREAM.
Penso ci sia poco da spiegare, anche in base a quanto detto prima: sia per il tipo di allenamento che svolgo sia per l’attenzione che rivolgo al recupero — che per me è davvero anche una necessità — sono due prodotti ormai insostituibili.
La GRIPPER mi aiuta nei lavori in sala garantendomi una presa solida e forte, senza sporcarmi completamente né sporcare l’attrezzatura della home gym o delle palestre nelle quali mi trovo a lavorare.
La COOLDOWN, invece, è l’alleata perfetta per recuperare tra un allenamento e l’altro. Sento le gambe più leggere già nell’immediato. Non fa miracoli, ma la differenza sul lungo periodo è assolutamente percepibile.

Nelle risposte di Franca torna spesso la stessa idea: avere un obiettivo, qualunque esso sia.
Può essere una gara, un dato da migliorare, un allenamento da portare a termine o semplicemente la voglia di sentirsi meglio. Il resto sta nel trovare il modo giusto per arrivarci, senza confondere il fare di più con il fare meglio.
È un approccio che passa dalla qualità dell’allenamento, dalla capacità di ascoltarsi e da tutto quello che può aiutare a vivere lo sport con più consapevolezza. Ed è proprio in questa quotidianità fatta di palestra, preparazione e recupero che hanno trovato spazio anche i prodotti SPORTLAB, diventati ormai una parte immancabile della sua routine.

