Correre per raccontare: il viaggio di Ivana Di Martino nell’Infinita Bellezza del nostro Paese

Correre per raccontare: il viaggio di Ivana Di Martino nell’Infinita Bellezza del nostro Paese

Ultrarunner, coach e mamma, Ivana di Martino ha trasformato la corsa in una vera dichiarazione d’amore per la vita. Le sue imprese non sono solo sfide sportive, ma viaggi capaci di ispirare e lasciare il segno.

A settembre la attende una nuova avventura: “Infinita Bellezza”, dieci maratone in dieci giorni, in dieci città italiane. Un progetto unico, che SPORTLAB Milano ha scelto di sostenere con orgoglio.

Abbiamo avuto il piacere di parlarne con lei, in un’intervista che ci ha regalato riflessioni profonde e parole che vanno ben oltre lo sport.

Hai iniziato a correre a undici anni, hai convissuto con un’aritmia che ti ha costretta a un intervento e nonostante ciò non hai mai smesso di metterti alla prova. In che modo queste esperienze personali hanno cambiato la tua percezione del limite e del prendersi cura di te stessa?

Correre fin da bambina è stato un gesto d’amore verso me stessa: sudare, faticare, gioire. Quando il cuore ha tremato e ho dovuto fermarmi, ho scoperto quanto quel gesto mi era indispensabile: era la mia linfa. Il limite, che all’inizio percepivo come un muro, si è trasformato in compagno di viaggio. Ho imparato ad ascoltare davvero me stessa, a correre con più rispetto, a guardare il dolore non come un nemico, ma come un segnale. Da quel dolore è nata una scelta: correre per tutte le donne, i bambini, il pianeta. Le mie imprese estreme non erano gesti eroici: erano messaggi, viaggi di condivisione. Ho imparato che prendersi cura di sé è anche assumere la responsabilità di essere di esempio, di mostrare che il limite è terreno fertile per la rinascita. Prendersi cura non significa solo curarsi: significa correre dentro, con coraggio e amore.

Negli anni hai dedicato le tue imprese a cause sociali diverse – dalle 21 mezze maratone per denunciare la violenza contro le donne nel 2013 ai 330km della WhiteUltraRun per dimostrare che si può fare. Cosa ti spinge oggi a correre? E come è cambiato il tuo modo di scegliere le cause da sostenere?

All’inizio correvo per rabbia. Per dolore. Per le cose che non riuscivo a dire. Quelle 21 mezze maratone contro la violenza sulle donne erano una ferita aperta, mia e di tante. Correre è stato un modo per non stare zitta. Poi, piano piano, ho cominciato a trasformare quella rabbia in responsabilità. La corsa è diventata una voce. Un modo per dire “ci sono”. Oggi corro ancora per le stesse ragioni, ma con uno sguardo più largo. Scelgo le cause che mi parlano, che mi scuotono dentro.

Il tuo prossimo progetto, “Infinita Bellezza” unisce la corsa alla tutela ambientale. Come è nata l’idea di trasformare un’impresa sportiva in un viaggio narrativo sulla fragilità del paesaggio italiano?

Infinita Bellezza” è nata da una nostalgia. Da quella malinconia dolce che ti prende quando guardi un paesaggio e ti accorgi che lo stiamo perdendo, un pezzo alla volta. Ho pensato: e se la corsa potesse diventare uno sguardo che racconta? Un modo per attraversare l’Italia non solo con il corpo, ma con il cuore aperto. Volevo che ogni tappa fosse una carezza, una testimonianza. Una dichiarazione d’amore. Perché proteggere ciò che è fragile non è solo un dovere: è un bisogno profondo.

Ogni tappa sembra avere un’anima: Milano, Crespi d’Adda, Napoli… qual è il filo invisibile che le lega?

Il filo è la memoria. Quella che ci portiamo dentro, e quella che troviamo nei luoghi. Ogni tappa è una storia che resiste: la Milano che corre e si reinventa, Crespi d’Adda che ricorda il lavoro e la dignità, Napoli che pulsa vita anche dove tutto sembra crollare. Le ho scelte perché parlano di noi. Di chi siamo stati, di chi possiamo ancora diventare. E ogni chilometro che corro è un modo per cucire insieme questi frammenti.

L’impresa sostiene il progetto “Puliamo il Mondo” di Legambiente, che invita cittadini, scuole e amministrazioni a riqualificare i luoghi che amano. Durante le 10 tappe ci saranno delle iniziative concrete per legare il gesto sportivo alla sensibilizzazione?

Sì, e saranno il cuore del progetto. Perché correre da sola non mi basta più. Voglio che questa sia un’impresa collettiva, fatta di mani che si sporcano, occhi che si accorgono, persone che scelgono di esserci. In ogni tappa ci sarà un gesto: un’azione concreta, visibile. Per dire che la bellezza si protegge anche con piccoli atti. E che non serve essere atleti per prendersi cura del mondo. Basta esserci. Davvero.

E invece dal punto di vista atletico, quali saranno le maggiori difficoltà logistiche, fisiche o mentali di correre 10 maratone in 10 giorni?

La fatica è una compagna che conosco bene. Ma quando si accumula giorno dopo giorno, diventa qualcosa di più profondo: un dialogo interiore. Il corpo cede, ma la mente... la mente può tenerti in piedi o buttarti giù. La sfida vera sarà quella: restare presente, nonostante il dolore, nonostante la stanchezza. E poi c’è tutto il resto: la logistica, i tempi stretti, il poco sonno, l’alimentazione da gestire con attenzione. Ma più di tutto, sarà una prova di cuore. E quello, nonostante tutto, batte ancora forte.

Le parole di Ivana ci ricordano che la corsa non è mai soltanto fatica o resistenza, ma uno strumento per dare voce, per unire, per lasciare un segno.

Infinita Bellezza” non è soltanto un’impresa sportiva: è un invito a fermarsi, ad ascoltare, a prendersi cura dei luoghi e delle persone che ci circondano.

Per noi di SPORTLAB Milano è un orgoglio poter accompagnare Ivana in questa avventura supportandola con i nostri prodotti, e sapendo che ogni maratona, ogni chilometro e ogni gesto avranno la forza di trasformarsi in messaggi di coraggio e responsabilità.

Perché quando lo sport incontra la bellezza e l’impegno, allora sì, diventa davvero infinito.